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Danzare la vita

 

La Biodanza come pratica educativa di comunità.

Il progetto è stato realizzato al Nido “Sotto i tigli” di Vigolo Vattaro, nel comune dell’Altopiano della Vigolana, e approderà nei prossimi mesi nei nidi di Bosentino e Centa. 

Biodanza 1

Nel Manifesto Ecologico di Città Futura, la comunità è intesa come contesto degli scambi e del nutrimento reciproco, condizione della collaborazione e della cooperazione fra organismi diversi, spazio dello sguardo d’insieme e del donarsi reciproco.

Questa dimensione si costruisce non per dichiarazioni di principio, ma attraverso pratiche quotidiane capaci di dare forma alle relazioni e di sostenere il benessere delle persone fin dalla prima infanzia.

È all’interno di questa cornice che si colloca il percorso di Biodanza realizzato nei mesi di novembre e dicembre presso il Nido d’Infanzia “Sotto i tigli” di Vigolo Vattaro, come parte integrante del progetto educativo dedicato al tema della comunità.

Il percorso è nato dalla collaborazione con l’Associazione Animando APS e si è realizzato grazie al contributo volontario di Sonia Taverna. Già sperimentata in altri servizi della cooperativa, la proposta è stata portata sull’Altopiano della Vigolana nella convinzione che la comunità si costruisca partendo dai primi e delicati legami dell’infanzia.

Cos’è la Biodanza?

Nei primi anni di vita, il corpo rappresenta il principale strumento attraverso cui il bambino conosce il mondo e costruisce relazioni significative. Le neuroscienze evidenziano come il movimento, soprattutto se condiviso, favorisca processi di integrazione emotiva e relazionale, sostenendo la sicurezza di base e il senso di appartenenza.

La Biodanza, intesa come sistema di integrazione umana che unisce il movimento naturale alle emozioni, si è inserita in questo percorso come strumento per esplorare cosa significhi “essere insieme”. Nel nostro contesto nido, la parola d’ordine è stata la gradualità: i bambini e le bambine sono stati accompagnati a vivere il proprio corpo e l’incontro con l’altro in un clima di spontaneità e accoglienza.

L’obiettivo cardine è stato quello di risignificare il gruppo come piccola comunità affettiva attraverso la musica, il movimento e le situazioni di incontro, che sono linguaggi universali capaci di stimolare l’empatia, l’armonia e la fiducia.

Biodanza 2

Tra identità individuale e gruppo

Particolare attenzione è stata dedicata al gruppo-nido come micro-comunità, capace di sostenere processi di empatia, riconoscimento e reciprocità. Gli obiettivi di questo progetto sono stati:

  • Favorire all’interno del gruppo un clima d’integrazione e di accoglienza dove ogni bambino si senta riconosciuto, valorizzato e sostenuto nella sua capacità di espressione;
  • Stimolare l’integrazione motoria rinforzando le varie categorie del movimento (ritmo, impeto, agilità, elasticità, equilibrio, tono, ecc)
  • Stimolare l’integrazione affettivo motoria affinché possano esprimere gesti e movimenti connessi alle emozioni in modo adeguato e creativo.
  • Facilitare la comunicazione e comunione affettiva: la sensibilità, il rispetto, il riconoscimento di sé e dell’altro, il feedback, il contatto affettivo.
  • Favorire un processo di rinforzo dell’identità, di fiducia in se stessi elevando il livello dell’autostima.
  • Stimolare l’autoregolazione e sciogliere e alleviare le tensioni a livello emotivo.

Il gruppo si è rivelato spazio relazionale in cui ciascun bambino e bambina ha potuto sperimentare il sentirsi parte, mantenendo la propria unicità.

Biodanza 3

La struttura degli incontri

Ogni sessione, della durata di circa quaranta minuti, è stata pensata come un microcosmo di vita comunitaria.

Ogni incontro si è aperto e chiuso con un rituale di inizio e fine, una cornice simbolica fondamentale per dare sicurezza e continuità all’esperienza. Dall’atto del camminare, che evoca il cammino della vita, alle possibilità di danzare con l’altro, i bambini e le bambine hanno sperimentato il piacere del movimento espressivo ed integrato.

Momenti di particolare intensità sono stati quelli dedicati alla “comunione affettiva“: unirsi in cerchio, scambiarsi sguardi e carezze, o abbandonarsi a movimenti lenti e fluidi. In questo spazio protetto, le potenziali situazioni di conflitto si sono naturalmente sciolte, trasformandosi in occasioni creative di incontro e rispetto reciproco.

Biodanza 4

Esiti e prospettive

Il successo della proposta è dipeso anche dalla qualità dell’ambiente preparato: un luogo ampio e protetto, libero da distrazioni esterne. Fondamentale è stata la presenza dell’educatrice di riferimento, ponte relazionale necessario affinché i bambini potessero attivare le proprie risorse più profonde con serenità. Il progetto è stato accolto dai bambini e dalle bambine con grande entusiasmo, confermando che la Biodanza può essere una via preziosa per educare all’autonomia e alla sensibilità.

A Vigolo Vattaro, bambini e bambine non hanno avuto solo occasione di muoversi liberamente, ma hanno sperimentato che abitare una comunità significa, prima di tutto, trasformare l’incontro con l’altro in una danza condivisa, fatta di gesti premurosi e di una gioia che nasce dal sentirsi parte di un tutto.

La profondità dell’esperienza vissuta, capace di nutrire l’affettività e il rispetto reciproco, ha trasformato questo progetto in un patrimonio collettivo che chiede di essere condiviso. Sulla scia di questo entusiasmo, il percorso si prepara a coinvolgere l’intero territorio: nei prossimi mesi, l’iniziativa approderà anche nei nidi di Bosentino e Centa.

Ente promotore

Il progetto è stato promosso da Animando APS, associazione impegnata nella promozione del benessere sociale nei territori.

Sonia Taverna, socia fondatrice, vanta oltre venticinque anni di esperienza nella Biodanza e una specializzazione in Educazione Biocentrica per l’infanzia, approccio che pone al centro la relazione, la vita e l’interconnessione tra individuo e ambiente (Toro, 2000).

Il suo percorso professionale, maturato anche all’interno dei nidi della Cooperativa Città Futura prima come educatrice e poi come coordinatrice di nido d’infanzia, ha favorito un approccio pedagogico attento allo sviluppo integrale del bambino e alla qualità delle relazioni educative.

Riferimenti pedagogici e teorici

  • Bernard Aucouturier – psicomotricità relazionale
  • André Lapierre – pedagogia del corpo
  • Daniel Stern – sviluppo del sé e relazioni precoci
  • Colwyn Trevarthen – intersoggettività e comunicazione primaria
  • Lev S. Vygotskij – sviluppo socio-culturale
  • Loris Malaguzzi – pedagogia dell’infanzia e ambiente educativo
  • Rolando Toro – approccio biocentrico e Biodanza, intelligenza affettiva

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