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Costruire nel bosco

Quando i bambini trascorrono nel bosco un giorno dopo l’altro, questo ambiente diventa familiare. Diventa normale costruire cose, cercare i materiali giusti e, se non si trovano, adattarsi ai vincoli. Diventa naturale chiedere aiuto, offrirlo e proporre idee per creare nuovi progetti o risolvere problemi. 

Si tratta di un insegnamento importante, che avviene spontaneamente grazie alla natura, ma solo se noi adulti creiamo le giuste condizioni di partenza. 

Come fare? Lo raccontiamo osservando le bambine e i bambini di E…state nel bosco, il centro estivo che gestiamo a Lavarone. 

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Un gruppo di bambini osserva il terreno del bosco. C’è chi raccoglie una pigna, chi cerca un ramo dalla forma particolare, chi immagina un rifugio, un focolare o una piccola casa nel verde. Le idee rispondono quasi sempre a bisogni di base dell’essere umano: sentirsi al sicuro, mangiare, riposare.

Le idee si intrecciano, i materiali vengono scelti con cura e il progetto prende forma. Nessuno strappa foglie o spezza rami vivi: tutto ciò che viene utilizzato è già a terra, parte di un ambiente che viene rispettato prima ancora che esplorato. 

È da qui che nasce una delle esperienze più significative del centro estivo E…state nel Bosco.

Le regole sono importanti e vengono condivise prima di partire:

  • si rimane all’interno di un confine definito insieme agli adulti;
  • si collabora con il proprio piccolo gruppo proponendo idee e rispettando quelle altrui;
  • si utilizzano esclusivamente materiali trovati a terra, come pigne, foglie cadute, rami secchi, cortecce o sassi;
  • se c’è un dubbio su qualcosa da raccogliere, si chiede agli adulti;
  • non si strappano piante vive e non si modifica l’ambiente in modo permanente.

Il bosco ha moltissimo da dare in prestito, ma non è una riserva di materiali da portare via, è un luogo da abitare temporaneamente con cura e gratitudine.

Da queste semplici premesse nascono spesso progetti sorprendenti, il cui valore non è tanto il risultato finale quanto il processo che porta alla loro realizzazione.

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Imparare ad accordarsi e a progettare

Ogni costruzione inizia infatti da un’idea condivisa. Occorre discutere, mettersi d’accordo, distribuire i compiti, raccogliere i materiali necessari e trovare soluzioni ai problemi che emergono strada facendo. Nessuno dispone di materiali standardizzati o perfettamente adatti allo scopo: bisogna osservare ciò che il bosco mette a disposizione e adattare il progetto alle caratteristiche concrete dei materiali trovati.

In questo senso l’attività diventa una vera palestra di progettazione. I bambini scoprono che ogni idea deve dialogare con la realtà. Imparano a modificare i propri piani, ad accogliere gli imprevisti e a trasformare un limite in una nuova opportunità creativa. È un apprendimento prezioso, che riguarda non soltanto il fare manuale ma anche il modo di affrontare le sfide della vita.

La costruzione collettiva favorisce inoltre competenze relazionali fondamentali. Per raggiungere un obiettivo comune è necessario ascoltare le proposte degli altri, mediare punti di vista differenti, aiutarsi reciprocamente e riconoscere il valore del contributo di ciascuno. L’opera finale diventa così il risultato di un’intelligenza condivisa, più ricca di quella che ogni bambino potrebbe esprimere individualmente.

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Ricadute sul benessere emotivo e sull’attenzione

Accanto agli aspetti educativi, emerge poi una dimensione spesso trascurata ma altrettanto importante: il benessere.

Trascorrere molte ore in un bosco significa immergersi in un ambiente caratterizzato da ombra, silenzio relativo, colori morbidi e ritmi più lenti. Mentre costruiscono e giocano, i bambini vivono un’esperienza sensoriale che favorisce calma, concentrazione e contatto con il proprio corpo.

La natura offre infatti un contesto nel quale l’attenzione può distendersi senza essere continuamente sollecitata da stimoli artificiali: si tratta della “fascinazione”, che permette ai bambini – ma anche agli adulti – di ricaricare la scorta dell’attenzione diretta, quella che ci serve per svolgere i nostri compiti quotidiani.

Il canto degli uccelli, il movimento delle foglie, la varietà delle forme e delle consistenze invitano a un modo diverso di stare nel mondo: più presente, più osservante, più connesso.

Il valore dell’effimero

Le costruzioni realizzate nel bosco, spesso destinate a essere smontate dal tempo, dal vento o dalla pioggia, insegnano infine una lezione preziosa. Non tutto deve essere permanente per avere valore. Alcune esperienze sono significative proprio perché temporanee. Ci ricordano che possiamo lasciare un segno senza lasciare una ferita, creare senza consumare, abitare un luogo senza possederlo. Abbiamo già trattato l’importanza di questo aspetto, che spesso viene sottovalutato, nell’articolo L’arte nello 0-6.

Forse è proprio questo uno degli insegnamenti più profondi dell’educazione in natura: imparare a sentirsi parte di un ecosistema nel quale noi siamo solo una delle forme di vita, entrando in relazione con esso attraverso il rispetto, la curiosità e la cura.

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