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Infanzia Ecologica al convegno “Educazione, territori, natura”

La mostra Infanzia Ecologica continua il suo percorso nei territori e, dal 27 al 29 novembre, sarà esposta come evento al Convegno organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano.

L’arte visiva dell’infanzia ecologica diventerà uno spazio vivo all’interno del tema del convegno di quest’anno “Con i piedi per terra e la vita tra le mani. Per una pedagogia del presente”.

La mostra porterà negli ambienti universitari i temi del Manifesto Infanzia Ecologica.

Dialogheremo con studentesse e studenti che si approcciano agli studi per la professione educativa e con ricercatrici e ricercatori, con il comune intento di costruire una pedagogia trasformativa, capace di pensare l’educazione come rete viva tra comunità, territorio e natura, con l’intento di stimolare alla riflessione collettiva su temi centrali per il nostro futuro.

L’inaugurazione della mostra è prevista per il 27 novembre alle 19.00, nel foyer del primo piano dell’Università.

Leggi il programma del convegno QUI

Mostra permesso piante
Mostra infanzia baricentro

Dalla presentazione del convegno:

La parola Educazione, connessa con Territori e Natura, si fa progetto di azione e cambiamento, priorità di tutte le priorità, perché crediamo che non ci sia relazione con gli Altri e con il futuro senza educazione.

Vivere e lavorare nella transizione ecologica richiede un cambiamento culturale profondo, capacità di portare proposte e progettualità, trovare soluzioni, ripensare e rendere concreto il paradigma ecologico.

Desideriamo comprendere e conservare la vera rete della vita: una rete fatta di interrelazioni visibili e invisibili e desideriamo costruire insieme un cambiamento basato sulla consapevolezza

  • che la Terra è un organismo vivente: è sensibile ai comportamenti degli esseri che la abitano, offre risorse e ricchezze (diversità biologiche, culturali, linguistiche) e al contempo soffre di grandi fragilità (pregiudizi sulle differenze, predazione/iniqua distribuzione delle risorse, vite di scarto);
  • che la transizione ecologica richiede una doppia attenzione: (a) alla centralità e ricchezza dell’individuo/persona, affinché ciascuno porti in sé l’umanità e possa costruire un rapporto ricco con la cultura, la sua e quella degli Altri; (b) alla centralità di una res-pubblica/Territorio co-costruiti come insieme plurale, ospitante, permeabile, spazio di democrazia dove il senso di comunità porti a condividere la concezione di una “diversità rispettosa” e la centralità dell’individuo nella relazionalità intesa come “struttura che connette”, rete per la vita;
  • che serve un approccio partecipativo e trasformativo e fare l’impegno “massa critica” per creare e prendersi cura giorno dopo giorno di un contesto comune che comprenda al suo interno in modo creativo la diversità.

Per questo, ci chiediamo: che cosa posso, che cosa possiamo fare per uno sviluppo sostenibile dell’essere del Pianeta? Possiamo cambiare il nostro modo di vivere? Possiamo adattarci ai cambiamenti del Pianeta? Dovremmo cambiare il nostro modo di insegnare e apprendere? Dovremmo imparare a connettere, piuttosto che a disgiungere? Possiamo immaginare modi ecologici e sostenibili di abitare la Terra?

Una cosa sappiamo:

«Dobbiamo fare in modo che i nostri gesti contribuiscano alla dolcezza del mondo in cui viviamo» (Thoreau, 1854).

 

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