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  • Idee per il nido

Famiglie: accogliere attraverso l’ascolto

 

Prima di parlare di nido, incontrare le persone: narrare per conoscersi, ascoltare per costruire legami.

È da questa scelta educativa che prendono avvio le esperienze dei nidi di Tione e Zuclo, dove il laboratorio narrativo in piccolo gruppo con i genitori diventa occasione per conoscersi e costruire, fin dall’inizio, una comunità fondata sull’ascolto e sulla fiducia.

I gruppi di lavoro del nido d’infanzia all’inizio dell’anno educativo si trovano di fronte a diverse scelte possibili per accogliere genitori, bambine e bambini.

Fare una presentazione generale all’assemblea delle famiglie, organizzare incontri di piccolo gruppo, un laboratorio o magari iniziare invece con i colloqui individuali: una modalità di incontro non è mai neutra. 

Ognuna dà la propria impronta alla relazione che si andrà costruendo e che sarà il cuore del percorso educativo della famiglia al nido.

In questo articolo raccontiamo una scelta, portata avanti nei nidi di Tione e Zuclo, che consiste nel creare le condizioni per un incontro autentico, in cui le persone possano raccontarsi e sentirsi ascoltate.

L’idea di fondo è che prima ancora di spiegare il nido, occorre provare a incontrare le persone.

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Le carte narrative

Per facilitare questo processo, accogliendo i genitori in piccolo gruppo, vengono utilizzate delle carte narrative, strumenti di mediazione che permettono di parlare di sé attraverso immagini, metafore e associazioni.

Le carte narrative non sono però strumenti “magici”. Possono essere ottimi facilitatori, ma richiedono una conduzione attenta. Per questo è importante che educatrici e educatori abbiano avuto l’occasione di conoscerle, sperimentarle e utilizzarle anche su di sé.

Solo facendo esperienza diretta delle possibilità e delle delicatezze che questi strumenti racchiudono è possibile accompagnare i gruppi senza forzare le narrazioni, rispettando tempi, sensibilità e modi differenti di raccontarsi.

Che potere ha una bambina neve?

In questo caso, nel nido di Tione sono state utilizzate le carte “Scintille. Carte un po’ per gioco un po’ per cura“, di Eleonora Terrile, edite da Anima Mundi.

Ai genitori viene chiesto di scegliere una carta che rappresenti il proprio bambino o la propria bambina oggi tra un gruppo di carte già selezionate dalle educatrici.

Una domanda apparentemente semplice, ma capace di aprire racconti profondi. Immagini molto diverse tra loro possono emergere da questo gioco.

C’è il bambino cespuglio, scelto da chi racconta la fatica di orientarsi nel cambiamento continuo dei primi mesi di vita, in quel groviglio di segnali e pianti che poco alla volta acquistano significato.

Compare la forbice, metafora del distacco imminente e della separazione che l’ambientamento comporta. La tempesta fa emergere il racconto del cambiamento portato dall’arrivo di un figlio, il rientro al lavoro, i nuovi ritmi familiari, l’incertezza del “Ce la faremo?”.

Altri vedono nelle proprie figlie un fuoco d’artificio o un vento: bambine curiose, esuberanti, in movimento, pronte ad esplorare il mondo con energia crescente.

Il bambino stropicciato, immagine delicata dei primi mesi di vita, così intensi e trasformativi si affianca al bambino nido, richiamando il bisogno di contatto fisico, vicinanza e protezione.

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Gli sguardi complementari dei genitori

Le carte sono uno strumento prezioso perché consentono di nominare emozioni e pensieri che spesso rimangono sullo sfondo. Attraverso il racconto del proprio bambino emergono anche le domande dei genitori, le loro attese, le loro fragilità.

Un aspetto interessante è anche osservare come i due genitori scelgano spesso immagini differenti per raccontare lo stesso figlio: visioni diverse e complementari, che restituiscono la complessità e la ricchezza di ogni esperienza familiare.

In questo senso il dispositivo narrativo favorisce una partecipazione autentica di entrambi i genitori. Non si tratta semplicemente di “coinvolgere i papà”, ma di offrire loro uno spazio reale di parola, in cui raccontare il proprio sguardo sulla bambina. Una possibilità che normalmente all’inizio sorprende qualcuno, ma che si trasforma rapidamente in partecipazione ed entusiasmo.

Immagini per parlare di educazione

Le immagini permettono alle educatrici di affrontare anche temi educativi importanti.

La bambina vento e la bambina fuoco d’artificio ad esempio sono servite in questo caso per aprire una riflessione sugli spazi e sui materiali del nido, progettati per accompagnare i cambiamenti dei bambini nel corso dell’anno e sostenere la loro iniziativa autonoma all’interno di un ambiente preparato.

La carta del bambino invisibile, scelta raramente, ha offerto invece l’occasione di parlare del valore della libera scelta: un bambino che non sempre si manifesta immediatamente, che si prende il proprio tempo, ma che proprio per questo necessita di uno sguardo attento e rispettoso.

In questo modo, gli incontri con le famiglie non sono soltanto occasioni per trasmettere informazioni, ma rappresentano un contesto di osservazione e ascolto reciproco, utile anche alle educatrici per comprendere meglio le storie familiari, cogliere bisogni, costruire alleanze educative e immaginare forme di collaborazione coerenti con le situazioni incontrate.

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Le carte sono solo un mediatore

Al nido di Zuclo vengono utilizzate altre carte narrative, “L’alfabeto del bambino naturale” di Elena Balsamo (Autrice), Tommaso D’Incalci (Illustratore) edite da Il leone verde. Attraverso il gioco delle iniziali dei nomi, le famiglie possono raccontare i propri bambini e assieme alle educatrici costruire significati attorno alle lettere che compongono la parola “NIDO“.

Emergono così parole e immagini capaci di raccontare un luogo fisico che è anche un’esperienza educativa: nutrimento del corpo e della mente, relazioni, crescita, scoperta.

Accanto alle metafore emergono anche aspetti molto concreti della quotidianità: il sonno, le abitudini di casa, il significato del pianto, l’incontro con nuove figure adulte, le prime relazioni tra bambini molto piccoli, l’importanza della continuità tra casa e nido e delle diverse modalità con cui ciascun bambino affronta la separazione e la consolazione.

Temi che riguardano i bambini e le bambine, ma che raccontano anche ciò che stanno vivendo gli adulti che li accompagnano.

In entrambe le esperienze, tuttavia, il centro non è lo strumento utilizzato, che, come emerge da questo racconto, può cambiare (ce ne sono tanti di bellissimi). Le carte, come ogni buon mediatore educativo, hanno il compito di fare un passo indietro per lasciare spazio alle persone.

Desiderami

Cura come riconoscimento dell’altro

Questa modalità di incontro richiama alcuni dei principi del Manifesto Ecologico: la cura come riconoscimento dell’altro, il valore delle relazioni come ecosistemi, l’importanza di creare contesti in cui ogni persona possa sentirsi vista, ascoltata e accolta nella propria unicità.

Costruire un’alleanza educativa significa infatti riconoscere che bambini, genitori e educatrici abitano insieme una stessa comunità di crescita.

L’ambientamento, allora, non inizia il primo giorno di frequenza. Comincia nel momento in cui qualcuno si sente ascoltato.

Comincia quando il racconto di un bambino diventa occasione per incontrare la storia di una famiglia e quando, attraverso l’ascolto reciproco, prende forma quel tessuto di fiducia che renderà possibile il cammino condiviso dei mesi successivi.

Manifesto

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