Questi appuntamenti culturali sono una parte importante del nostro percorso di ecologia umana e ambientale, perché ci permettono di incontrare altri e nuovi saperi, portati da studiosi che – per il loro percorso, le loro ricerche e il loro pensiero – contribuiscono a nutrire con contenuti interdisciplinari l’orizzonte valoriale del nostro Manifesto Ecologico, che così si rinnova e si arricchisce, accompagnandoci e dando nuova linfa al nostro lavoro quotidiano e alle nostre riflessioni.
Seminario “Matria, una parola riparatrice”
Sabato scorso ci siamo incontrate, tutte e tutti in Città Futura, per il primo seminario dell’anno: “Matria, una parola riparatrice”, tenuto dalla professoressa Laura Marchetti dell’Università di Reggio Calabria, intellettuale e figura di spicco del panorama culturale e politico italiano, appassionata filosofa e antropologa.
Il seminario si è aperto con la lettura da parte delle nostre educatrici di tre opere di poetesse che hanno abitato terre vicine e lontane: Alda Merini, Nazik al-Malaika e Fadwa Tuqan. Voci potenti, innovative, complesse nella ricchezza della rappresentazione simbolica, che esprimono una visione rigorosa e immediata del senso profondo della vita. La voce femminile, spesso tenuta ai margini anche perché scruta la vita da un diverso punto di vista, è invece una preziosa occasione per riscrivere i confini della nostra storia umana.
La professoressa Marchetti, all’interno della sua densa e generosa lezione, ci ha portato una parola nuova, Matria: se Patria è una parola che si basa sui confini, sulla difesa, sulla divisione, Matria è una parola dell’appartenenza, uno spazio di accoglienza, un concetto inclusivo, un’idea di accettazione e di pace.
Matria è dunque una parola che coglie in pieno la prospettiva dell’ecologia ambientale e umana della nostra organizzazione e la nostra sensibilità di cooperativa al femminile. Una dimensione – quella femminile – che può aiutare a ricucire quello che è stato strappato dal paradigma dominante del controllo, dell’efficienza, della misurazione, della prestazione e del colonialismo del pensiero che ha polverizzato la dimensione umana e creato profonde ferite e disuguaglianze.
È una visione generatrice molto vicina a noi, al percorso che abbiamo intrapreso e che trova un nuovo punto di arrivo e partenza nel Manifesto Ecologico.










