Da dove nasce questa immagine
Abbiamo scelto un momento spontaneo, ma nato da una progettazione pensata e sostenuta da un orizzonte importante ed elevato, quello della connessione con la natura nella quotidianità della vita di bambine e bambini.
Come ci raccontano Nada Michelon – autrice dello scatto – e Monica Rossi, le due educatrici presenti quel giorno e che vediamo in questa immagine insieme alla presidente Sandra Dodi, la fotografia è nata in una mattina d’autunno al nido d’infanzia di Lavis. Dopo un forte temporale, il sole è tornato a illuminare il cielo e le educatrici hanno deciso di uscire con i bambini per scoprire cosa la pioggia avesse lasciato. Era un’occasione perfetta per osservare i cambiamenti del paesaggio e vivere da vicino la natura che si trasforma.
Lungo il percorso, una grande pozzanghera ha catturato la loro attenzione. “È lei!”, hanno pensato: in quello specchio d’acqua hanno subito immaginato le esplorazioni e i giochi che sarebbero nati. I bambini si sono avvicinati, hanno iniziato a saltare, a lanciare sassolini, ad ascoltare i suoni che l’acqua produceva. In quel periodo stavano lavorando a una progettazione dedicata all’ascolto della natura e alla vita fuori, e quella mattina la pozzanghera è diventata un laboratorio naturale di suoni: il tonfo dei sassi, il suono diverso prodotto dai loro salti, lo scroscio lieve delle gocce che cadevano dalle foglie del vicino boschetto, il silenzio tra un rumore e l’altro.
L’esperienza racconta una scelta educativa che caratterizza il quotidiano del nido: stare fuori ogni volta che è possibile, anche durante e dopo la pioggia, per offrire ai bambini ciò che dentro non si trova — la sorpresa, l’imprevisto, la possibilità di toccare con mano i mutamenti del mondo naturale.
I bambini, quando possono, cercano l’acqua: si mettono sotto le gocce, raccolgono la pioggia con le mani o con quello che trovano intorno, ascoltano come cade, come scorre. Se li lasciamo liberi di farlo, scelgono di restare nella pioggia, non di evitarla. È uno sguardo che gli adulti spesso dimenticano, ma che loro custodiscono intatto.